Questa istruzione, inserita nel preambolo del file .tex della presentazione Beamer, permette di usare l’immagine contenuta in Image Path come sfondo per tutte le slide della presentazione.
Chissà, forse potrebbe essere utile in qualche caso, magari se mi invento un tema ultrafigo e non sono in gradi di farne un tema per Beamer, potrò usarlo brutalmente come sfondo
Guardo il video con molta attenzione e mi metto a riflettere.
Voglio provare a sognare, a pensare ad un’utopia: la legge sui processi che è stata proposta è stata fatta in buona fede, senza scopi personali da parte di chi l’ha fatta e di chi l’ha voluta. Voglio provare a credere che l’idea fosse davvero quella di diminuire la durata dei processi, ma la proposta fatta sia un errore involontario.
Rifletto ancora, penso alle implicazioni spiegate da Travaglio, penso soltanto al fatto che la legge sia retroattiva ed allora l’utopia si sgretola. Svanisce nel nulla, ma forse era troppo posticcia per essere vera. No, non è possibile, non si può scrivere una legge del genere, considerando quanti, e quali, processi moriranno, senza volerla per fini personali. Non si può credere che una qualunque persona con un minimo di coscienza, permetterebbe la morte della giustizia per tantissimi cittadini italiani, se non per soddisfare degli scopi personali.
Come al solito sui media, in particolare quella scatola che lobotomizza ed uniforma le persone ad uno status comune, quello di spugna passiva che assorbe senza filtrare, se ne parla davvero poco. Anzi, forse peggio. Si fa finta di parlarne, in modo che, se qualcuno dovesse alzare la testa dalla sabbia denunciando la scarsa informazione in merito all’argomento, le solite spugne di cui sopra, possano controbattere, sempre ne siano ancora in grado, affermando che “autorevoli TG” come studio aperto ne abbiano parlato, magari solo per un fotogramma, però quel fotogramma è apparso.
Rifletto. Mi viene alla mente una notizia, abbastanza fresca: la vicenda Marrazzo e la recentissima morte del viado Brenda. Mi accorgo che sto passando dall’utopia di politici corretti e non corrotti (è impressionante quanto le due parole siano vicine e allo stesso tempo lontane), al complottismo. Nella mia testa martella incessantemente la coincidenza temporale dei fatti. Non è la prima volta che succede qualcosa di eclatante, proprio mentre il nostro carissimo presidente del consiglio ne ha fatta una delle sue. Sembra la solita storia, quando qualche fatto importante potrebbe focalizzare l’opinione pubblica, e farla incazzare, la cosa migliore da fare è quella di far esplodere un’altra notizia, magari che sia un misto fra complotto e gossip. Ah, questo popolo ama tali informazioni. Sarò, forse, in malafede, ma sinceramente mi pare troppo eccessivo quello che sia successo a Brenda. La morte per soffocamento da monossido già fa pensare ad omicidio, se poi si pensa a come sia stato tentato di distruggere i dati nel computer portatile, pare ovvio che si tratti di omicidio. Ecco, e sono sempre più complottista, mi pare tutto troppo ovvio. Accettiamo il modus operandi per l’uccisione. Quello che pare troppo stupido è l’immersione del portatile nell’acqua. Quello che mi viene da pensare è che sia stato reso tutto volutamente evidente. Sembra, apunto, che sia stata creata la notizia giusta per distogliere l’attenzione. Ma forse sono troppo in malafede.
Respiro profondamente, chiudo gli occhi e li riapro. Torno all’ingegneria. I numeri, almeno fino ad’ora, non hanno mai tradito le aspettative di nessuno.
Guardo il video con molta attenzione e mi metto a riflettere.
Voglio provare a sognare, a pensare ad un’utopia: la legge sui processi che è stata proposta è stata fatta in buona fede, senza scopi personali da parte di chi l’ha fatta e di chi l’ha voluta. Voglio provare a credere che l’idea fosse davvero quella di diminuire la durata dei processi, ma la proposta fatta sia un errore involontario.
Rifletto ancora, penso alle implicazioni spiegate da Travaglio, penso soltanto al fatto che la legge sia retroattiva ed allora l’utopia si sgretola. Svanisce nel nulla, ma forse era troppo posticcia per essere vera. No, non è possibile, non si può scrivere una legge del genere, considerando quanti, e quali, processi moriranno, senza volerla per fini personali. Non si può credere che una qualunque persona con un minimo di coscienza, permetterebbe la morte della giustizia per tantissimi cittadini italiani, se non per soddisfare degli scopi personali.
Come al solito sui media, in particolare quella scatola che lobotomizza ed uniforma le persone ad uno status comune, quello di spugna passiva che assorbe senza filtrare, se ne parla davvero poco. Anzi, forse peggio. Si fa finta di parlarne, in modo che, se qualcuno dovesse alzare la testa dalla sabbia denunciando la scarsa informazione in merito all’argomento, le solite spugne di cui sopra, possano controbattere, sempre ne siano ancora in grado, affermando che “autorevoli TG” come studio aperto ne abbiano parlato, magari solo per un fotogramma, però quel fotogramma è apparso.
Rifletto. Mi viene alla mente una notizia, abbastanza fresca: la vicenda Marrazzo e la recentissima morte del viado Brenda. Mi accorgo che sto passando dall’utopia di politici corretti e non corrotti (è impressionante quanto le due parole siano vicine e allo stesso tempo lontane), al complottismo. Nella mia testa martella incessantemente la coincidenza temporale dei fatti. Non è la prima volta che succede qualcosa di eclatante, proprio mentre il nostro carissimo presidente del consiglio ne ha fatta una delle sue. Sembra la solita storia, quando qualche fatto importante potrebbe focalizzare l’opinione pubblica, e farla incazzare, la cosa migliore da fare è quella di far esplodere un’altra notizia, magari che sia un misto fra complotto e gossip. Ah, questo popolo ama tali informazioni. Sarò, forse, in malafede, ma sinceramente mi pare troppo eccessivo quello che sia successo a Brenda. La morte per soffocamento da monossido già fa pensare ad omicidio, se poi si pensa a come sia stato tentato di distruggere i dati nel computer portatile, pare ovvio che si tratti di omicidio. Ecco, e sono sempre più complottista, mi pare tutto troppo ovvio. Accettiamo il modus operandi per l’uccisione. Quello che pare troppo stupido è l’immersione del portatile nell’acqua. Quello che mi viene da pensare è che sia stato reso tutto volutamente evidente. Sembra, apunto, che sia stata creata la notizia giusta per distogliere l’attenzione. Ma forse sono troppo in malafede.
Respiro profondamente, chiudo gli occhi e li riapro. Torno all’ingegneria. I numeri, almeno fino ad’ora, non hanno mai tradito le aspettative di nessuno.
Dopo tanto ritorno a scrivere, soprattutto perché, come al solito, la mia memoria fa cilecca e per fare cose che ho già ci metto pomeriggi interi.
In questo caso si tratta di come e cosa configurare in apache per chiamare pagine php, senza necessariamente specificare l’estensione .php alla fine.
La soluzione è semplice, si tratta del modulo relativo alla Content Negotiation (mod_negotiation), più precisamente si tratta dell’opzione Multiviews, entrambe sono ottimamente presentate direttamente sul sito del progetto relativo all’http server di apache.
Magari, in questo modo, la prossima volta evito di perderci un intero pomeriggio. Se mi ricordo di averlo scritto qui.
Giornata un po’ strana oggi, un po’ uggiosa diciamo. Immerso nello studio, ma con la concentrazione sotto le suole delle scarpe, mi balza in mente un piccolo passo di un romanzo letto diversi mesi fa. Si tratta del famosissimo “La solitudine dei numeri primi”. Il testo che mi ha cominciato a gironzolare per la testa è:
Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l’aveva mai detto.
Diciamo che questo romanzo mi ha veramente preso, addirittura adesso, a distanza di mesi, sembra aver lasciato intatte le stesse sensazioni provate durante la lettura. È proprio uno di quei libri da leggere e rileggere per tutta la vita.
Da una mail passata in lista lilik scopro un interessantissimo link.
Se uno ama la computer grafica e sopratutto vuole usare software come inkskape, questo link è imperdibile. Si tratta di una bella collezione di tutorial proprio per inkscape. Navigando all’interno di questi si scoprono delle cose favolose, magari semplici, alle quali, però, non avrei mai pensato da solo.
In particolare ho trovato altri due link per ottenenre dei brush un po’ grunge. Si trovano qui e poi qui.
Beh è proprio un link da ricordare, infatti è finito dritto dritto nei bookmarks di del.icio.us e nella sezione link di questo blog. Meritano proprio un bello studio approfondito, sarebbe bello potergli dedicare più tempo, ma la mia “carriera” di studente mi richiama all’ordine .
Quando si dice il caso. Chissà quante volte sia capitato, a molti, di cercare qualcosa e trovare altro, ma che comunque si è dimostrato utilissimo.
A me è successo qualche giorno fa. Stavo cercando, non ricordo cosa per Latex, quando mi sono imbattuto in questa pagina, dove si parla di una classe Latex, per realizzare Curriculum Vitae secondo lo standard europeo. In effetti il mio ultimo CV è scritto in Latex, ma senza seguire nessun format particolare. In passato avevo già scritto un CV nel formato europeo, ma utilizzando il template per OpenOffice, fornito dal sito. Dato il mio “odio” per programmi di trattamento testi di quel tipo, all’epoca, mi sono sentito particolarmente triste . Dato inoltre che il mio curriculum necessitava di un bell’aggiornamento, mi sono detto: “perchè non usare il formato europeo con Latex?”
Così è stato e questa scoperta è stata una svolta per la mia vita .
L’utilizzo è particolarmente semplice. Una volta scaricato il pacchetto contenente la classe Latex, è sufficiente decomprimerlo, anche lasciandolo all’interno della cartella europecv, nella stessa directory dove si trova il .tex del nostro CV.
All’interno della cartella decompressa in precedenza si trova la guida alla classe, scaricabile anche direttamente dal sito. Tutto è particolarmente semplice e molto ben documentato.
Ovviamente, per scrivere un curriculum vitae il cui contenuto rispetti lo standard, si devono seguire le direttive specificate dallo standard, ma alla forma pensa il nostro (mio di sicuro) amatissimo Latex.
Una piccola accortezza: se non vogliamo avere una pagina A4, con margini di circa 5cm per lato, quindi davvero poco spazio per il testo, è sufficiente aggiungere la seguente linea nel preambolo del documento:
Visto che le immagini dicono più di molte parole, eccone una particolarmente, per usare un eufemismo, suggestiva.
Per altre immagini di questa “entusiasmante” galleria basta andare su questa pagina di Repubblica.it, dove ci sono fra l’altro un video ed un articolo che spiegano, appunto, che fine abbiano fatto i rifiuti che il nostro primo ministro ha fatto finalmente sparire dalle città campane.
Mah, evito qualsiasi commento perchè penso di non trovare delle parole adatte ad esprimere quello che ho dentro.
Avevo bisogno di un programma per aggiungere annotazioni ai pdf, una breve ricerca sul web ed è saltato fuori Xournal. Al primo utilizzo non sembra affatto male, ha delle interessanti funzionalità implementate, anche se, forse, altre mancano o, probabilmente, non sono di facile reperimento.
Devo ancora studiarlo un po’ ma pare sia piuttosto interessante.
Pare che il progetto sia un po’ fermo. L’ultima release risale al 27 Marzo 2008, ma ancora sembra ci sia un po’ di attività, come si può vedere da sourceforge. Magari qualcosa si sta muovendo e prima o poi uscirà una nuova versione.
Intanto io mi accontento di quella attuale che, per i miei quotidiani utilizzi, soddisfa pienamente le mie esigenze .
Bello, adesso, magicamente, mi trovo con i miei vecchi post disastrosamente deformati da caratteri pressoché incomprensibili. Tutta colpa delle vocali accentate e della loro maledetta codifica.
Ho capito, calma e pazienza e via a rimettere a posto a manina i caratteri sputtanati. O forse magari trovo una soluzione un po’ più automatizzata?